In questo articolo desidero trattare l’argomento dell’infertilità idiopatica, che si presenta quando non è possibile individuare la causa dell’infertilità nella coppia che è alla ricerca di una gravidanza.
Ma partiamo dall’inizio: quando una coppia, dopo un anno di rapporti non protetti, non riesce ad avere una gravidanza si parla di problema d’infertilità e il primo passo è quello di rivolgersi al proprio ginecologo.
A tale proposito è opportuno fare una importante premessa:
la ginecologia è una branca della medicina che presenta numerosissimi campi di interesse. Si spazia dalla ostetricia alla diagnostica pre-natale, dalla patologia cervico-vaginale alle patologie annessiali benigne, dalla patologia endometriosica alla patologia della riproduzione. Una menzione a parte, poi, va fatta per tutta la patologia neoplastica dell’apparato riproduttivo. Dunque, per un professionista, è impossibile essere competente in tutti i campi, soprattutto in virtù dei progressi e delle innumerevoli innovazioni che continuamente si presentano.
Pertanto, oggigiorno, per offrire il massimo ad ogni paziente, è necessaria la ulteriore specializzazione per ogni campo specifico della ginecologia e un lavoro di equipe tra vari professionisti, specialisti nei vari campi di interesse. Ed è esattamente questa la filosofia che accompagna il gruppo da me diretto, non solo nel trattamento dell’infertilità idiopatica.
Il falso mito del “signora lei non ha alcun problema”!
Molto spesso si presentano alla mia consulenza coppie che hanno aspettato più di un anno per indagare specificamente il problema perché, interrogato il proprio ginecologo di fiducia, questi gli aveva detto la ricorrente frase: “signora lei non ha alcun problema”. Ciò accade perché la diagnostica dell’infertilità è un esame “dinamico” in cui vanno indagate non la morfologia ma la funzionalità di tutto l’apparato riproduttivo. Dire “…è tutto a posto” significa dire che l’utero, le ovaie etc. non presentano patologie morfologiche ma non che la loro funzionalità è integra.
Quando la coppia decide – dopo un anno di tentativi senza successo – di ottenere una gravidanza, deve iniziare un percorso basato su un algoritmo per la diagnostica dell’infertilità. Tale algoritmo è illustrato nella tabella di seguito:

Purtroppo in un 20% dei casi, tutti gli esami effettuati non consentono di esprimere una diagnosi perché essi risultano tutti nella norma. Questo è il caso della cosiddetta “infertilità idiopatica”.
Ciò non significa che il problema non esista ma, semplicemente, che i presidi diagnostici a nostra disposizione non ci consentono di individuare ove sia il problema.
L’infertilità idiopatica talvolta genera un senso di frustrazione e timori nella coppia: “…come facciamo a risolvere il problema se non ne conosciamo l’origine…??”
A questa legittima riflessione si risponde presentando un planning di azione che tende a bypassare quelli che ipotizziamo, pur senza averne la certezza, essere i fattori che determinano l’infertilità idiopatica.
Ma quali sono questi fattori che ipotizziamo?
Uno tra questi, il fattore tubarico. Le tube non sono dei semplici condotti tramite i quali si consente ai gameti di incontrarsi. L’ovocita, dopo l’ovulazione resta circa 24 ore nell’ampolla tubarica in attesa che lo spermatozoo lo raggiunga per fecondarlo. Dopo la fecondazione l’embrione resta nella tuba circa 4 giorni per poi migrare nell’utero per impiantarsi. In questa sua permanenza in tuba viene “nutrito” e la tuba assolve una vera e propria funzione incubatrice. Dire che le tube sono aperte non significa che assolvano a tale funzione e, soprattutto, non c’è nessun esame che ci possa far testare ciò.
Un altro fattore che non riusciamo ad indagare è la qualità degli ovociti e la capacità fecondante dello spermatozoo. Per lo spermatozoo i test di condensazione e frammentazione del DNA ci possono dare delle indicazioni, ma per l’ovocita non abbiamo a disposizione nulla di certo. Esistono inoltre altri fattori critici, quali ipotesi autoimmunitarie, fattori ossidativi etc…
Tutto ciò fa sì che l’infertilità idiopatica sia ancora tutta da chiarire e lo dimostra il fatto che talvolta, nel corso di indagini e trattamenti la coppia abbia la gravidanza spontaneamente, oppure che, dopo dei trattamenti, la coppia abbia una gravidanza spontanea.
Ma qual è l’approccio terapeutico giusto?
Normalmente alla coppia si propongono 2-3 inseminazioni intrauterine (IUI) come primo step.
Tale procedura prevede che, in genere dopo una leggera stimolazione ovarica con gonadotropine, si induca l’ovulazione con un ulteriore farmaco. In quel preciso giorno si inietterà nell’utero il liquido seminale selezionato con particolari procedure biologiche. Il razionale di tale tecnica è quello di superare “empiricamente” i fattori che noi ipotizziamo siano la causa dell’infertilità.
L’eventuale fallimento di 2-3 IUI determina il passaggio allo step superiore che è la IVF (fecondazione in vitro).
Presso il centro da me diretto, attualmente stiamo sperimentando un nuovo protocollo per la infertilità idiopatica, a metà strada tra la IUI e la IVF: si tratta di tre cicli di fecondazione in vitro su ciclo spontaneo in cui, senza terapia né anestesia, viene prelevato l’ovocita e fecondato in laboratorio per poi impiantarlo. Abbiamo reclutato varie coppie per tale protocollo ed altre sono in attesa.
Per concludere, l’unica certezza difronte all’infertilità definita IDIOPATICA è quella che affrontandola con determinazione e pazienza sicuramente verrà superata ed il sogno della coppia realizzato.
Basta avere fiducia e rivolgersi al professionista giusto.
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