Eco 3D: conosciamola meglio!

È nel 1994 che ho iniziato a studiare l’ecografia tridimensionale, pubblicando il primo libro sull’argomento.

Ricordo ancora il mio viaggio a Salisburgo presso la KRETZ, detentrice del brevetto, successivamente rivenduto ad altre compagnie. Fu allora che, insieme al Professor Iaccarino, acquistai il primo ecografo KRETZ. L’ecografia 3D è un’evoluzione di quella tradizionale.

In entrambi i casi si tratta di un dispositivo che rileva l’immagine delle strutture anatomiche attraverso gli ultrasuoni, onde sonore ad alta intensità, che rimbalzano sulle superfici e restituiscono una “fotografia” delle strutture anatomiche sul monitor. Mentre l’ecografia tradizionale è piatta, quella in 3D è volumetrica, dotata di spessore e profondità e, grazie all’elaborazione del computer, consente al medico di visualizzare le strutture da più angolazioni.

L’ecografo 3D può essere utilizzato in differenti campi diagnostici:

  • Surface rendering: (di maggior applicazione in ostetricia) fornisce , ad esempio, l’immagine tridimensionale del viso, delle mani e dei piedini e serve ad escludere anomalie di volto e arti. Per effettuarla al meglio è necessario che la posizione del piccolo sia favorevole e che le parti del corpo da visualizzare non siano nascoste.
  • Modalità multiplanare: permette di studiare molto nel dettaglio un singolo organo e le sue sezioni da diversi punti di vista.
  • Modalità trasparente: simile ad una radiografia permette di visualizzare la struttura e la posizione degli organi interni, lo scheletro e l’albero vascolare, composto da vene e arterie.

L’ecografia 3D è utilissima in Ginecologia per la valutazione delle strutture dell’apparato riproduttivo (utero, ovaie) e soprattutto per lo studio accurato di neoformazioni. In particolare, la modalità multiplanare rende l’ecografia ginecologica tridimensionale molto vicina alla TOMOGRAFIA ASSIALE COMPUTERIZZATA (TAC).

Diffusissima è, poi, l’ ecografia 3D in Ostetricia: durante la gravidanza l’ecografia rappresenta una tappa importante ed emozionante, perché consente di sentire per la prima volta il cuore del proprio bambino che batte, distinguerne la fisionomia e stabilire un primo contatto con lui. Ormai da anni l’ecografia tridimensionale, effettuata con una nuova tecnologia, consente di vedere il proprio bambino “a tutto tondo” e non come una semplice foto “piatta”: l’ecografia in 3D rilascia l’immagine del bebè con volume e contorni ben definiti; è possibile addirittura vederne le smorfie o gli sbadigli!

Questa innovativa tecnologia consente tra l’altro di migliorare le capacità diagnostiche, perché permette di studiare in modo accurato sia le parti esterne che interne del bambino: cuore, reni, mani, volto, arti superiori e inferiori. L’ ecografia tridimensionale può essere effettuata in qualunque periodo della gravidanza. In ogni caso non sostituisce quella tradizionale, ma la completa e ne approfondisce i risultati. In particolare, l’ecografia in 3D si rivela preziosa in caso di diagnosi di anomalie cerebrali e vascolari, malformazioni al cranio, al volto, allo scheletro e agli arti e disturbi cardiaci. Inoltre, consente misurazioni del feto più precise e dunque una migliore valutazione della crescita.

L’accuratezza dell’esame dipende dal liquido amniotico: maggiore è la quantità, più chiara e nitida sarà l’immagine, spiegano gli esperti.

I tempi sono più o meno gli stessi dell’ecografia tradizionale. Molto dipende da quanto si vuole approfondire l’esame: in genere occorrono di 20-3o minuti. La modalità di esecuzione è identica a quella dell’ecografia tradizionale: la mamma viene fatta sdraiare su un lettino, viene applicato un gel sul pancione e viene passata una sonda cilindrica, collegata alla macchina e al monitor, che facilita la rilevazione dell’immagine interna. Alla fine dell’esame, l’ecografia e le sue immagini vengono memorizzate e stampate per essere conservate dalla mamma e dal ginecologo.

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